In 10.000 al corteo nazionale del 7 febbraio
Importante Comunicato del PMLI condanna le violente cariche della polizia. La manifestazione denuncia speculazioni, devastazioni ambientali, militarizzazione dei territori e repressione governativa. Uniti movimenti sociali, realtà popolari e organizzazioni antifasciste nella difesa dei beni comuni e contro l’evento simbolo del modello capitalista e neofascista sostenuto dal governo Meloni. A ruba i volantini del PMLI
Intervistato da Mediaset, Urgo denuncia Mussolini in Gonnella Meloni

La grande mobilitazione nazionale contro le Olimpiadi invernali borghesi e capitaliste di Milano Cortina 2026 ha avuto il suo culmine nel pomeriggio di sabato 7 febbraio, quando oltre 10mila manifestanti hanno attraversato le strade del capoluogo lombardo da Piazza Medaglie d’Oro fino al quartiere popolare del Corvetto. Un corteo determinato, multietnico, plurale, orgogliosamente conflittuale, che ha unito movimenti e centri sociali, reti dello sport popolare, studenti, lavoratori, comunità palestinesi, abitanti dei quartieri popolari urbani e di realtà delle comunità montane. Una piazza largamente partecipata che ha rimesso al centro i territori, i beni comuni e la denuncia delle devastazioni generate dal grande evento vetrina, sostenuto dal governo neofascista Meloni e dagli interessi privati capitalistici che esso rappresenta.

Questa giornata di lotta è stata preceduta da due intense iniziative che hanno aperto la quattro-giorni di contestazione lanciata dal Comitato Olimpiadi Insostenibili (CIO). Giovedì 5 febbraio, la contestazione al passaggio della fiaccola olimpica davanti all’Università Statale aveva già visto studenti e attivisti denunciare l’ipocrisia della “festa dello sport” sostenuta da sponsor come ENI, Leonardo e CocaCola (a vario titolo complici, con interessi di lucro, dei crimini nazisionisti in Palestina) e macchiata dalla partecipazione dello Stato genocida di Israele, esponendo lo striscione “Con Milano non si gioca” e ribadendo la solidarietà al popolo palestinese. Il giorno successivo, nella serata, la fiaccolata antiolimpica ha attraversato un quartiere San Siro blindato, contrapponendo la Milano popolare e resistente alla Milano arrogante dello show inaugurale, difesa da uno schieramento impressionante di “forze dell’ordine” attorno allo stadio Meazza, luogo della kermesse inaugurale alla presenza del capo dello Stato Mattarella, della ducessa Meloni e del vice-dittatore fascioimperialista Usa, J.D. Vance, che si è preso sonori fischi persino dal pubblico dell’evento.
Le ragioni della protesta affondano nella critica radicale al modello capitalista neoliberista che trasforma i grandi eventi in dispositivi di profitto privato e devastazione sociale e ambientale. Le opere miliardarie del villaggio olimpico e del Pala Italia, costruite con pesante impiego di fondi pubblici per arricchire soggetti privati come Coima e Develit; la distruzione ambientale nelle aree alpine, già colpite dal cambiamento climatico; la militarizzazione dei quartieri popolari, sottoposti a controlli, profilazioni e sgomberi; l’imposizione dall’alto di progetti di cementificazione e gentrificazione: tutto questo rende le Olimpiadi 2026 un perfetto laboratorio del capitalismo in crisi, che tenta di rigenerarsi schiacciando le masse lavoratrici, i ceti popolari urbani e le comunità montane.
Per questo il corteo nazionale di sabato 7 febbraio ha rappresentato un momento alto di opposizione di massa. Esso si è aperto con la “marcia dei larici”, tante sagome di cartone di alberi stilizzati che evocano gli oltre 500 larici secolari di Cortina abbattuti per una pista da bob inutile e costosissima, simbolo delle ferite inflitte alla montagna. Lungo il percorso, i manifestanti hanno denunciato la presenza delle nuove SS trumpiane dell’Ice e della delegazione israeliana che legittima l’esistenza in Palestina della criminale entità statale sionista genocida e segregazionista, il saccheggio dell’ex scalo ferroviario di Porta Romana trasformato in villaggio olimpico per speculatori immobiliari e la chiusura del mercato comunale di piazza Ferrara, ulteriore tassello nel processo di espulsione dei ceti popolari dal Corvetto.
Presenti i sindacati conflittuali USB e SiCobas, mentre tra i partiti politici si riconoscono le bandiere di PMLI, PRC, PaP, PCI e CARC. Tra le organizzazioni studentesche OSA e Cambiare Rotta.
Molto partecipato e combattivo lo spezzone organizzato dall’Associazione dei Palestinesi in Italia (API) con alla testa lo striscione: “Fermiamo il genocidio in Palestina! Liberi tutti subito, la solidarietà non si arresta!”, e con una selva di bandiere palestinesi e i cartelli con le foto di Hannoun e degli altri solidali palestinesi arrestati durante la caccia alle streghe “antiterrorismo” del 27 dicembre scorso, su di ognuno la scritta “Libertà”.
Sullo striscione portato dal CIO alla testa del corteo si leggeva “Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne”. Dietro spuntavano, lungo tutto il serpentone umano, numerosi cartelli realizzati a mano: “Giochi d’inverno, giochi d’inferno”, “ICE out”, “Pedofilo stupratore (Trump), la tua Gestapo non la vogliamo”, “Quante case si restaurano e si assegnano con gli extra costi per le Olimpiadi 2026? Nessuna! 61 milioni a carico del pubblico!”, “Genocidio olimpico”, “Fuori dai giochi le aziende inquinanti”, “Boycott Milano-Cortina 2026”, “Espellere Israele da tutte le Olimpiadi”. Altri cartelli e striscioni denunciavano l’insostenibilità economica, sociale e ambientale delle Olimpiadi, con riferimenti agli sprechi di denaro pubblico, alla crescita dei costi dell’abitare consentita e favorita dalla giunta milanese del sindaco PD Giuseppe Sala.
“Fuori l’ICE da Milano. Buttiamo giù il governo Meloni, Mussolini in gonnella. Vota NO per affossare la controriforma piduista e fascista della giustizia” si leggeva nella riproduzione del manifesto realizzato dal Comitato lombardo del PMLI nel quale la scritta urta il distintivo dell’ICE, modificato con al centro lo stemma delle SS, e la ducessa Meloni in orbace, portato su un cartello e nei “corpetti” dai compagni della Cellula “Mao” di Milano del PMLI, assieme alla rossa bandiera del Partito.
I nostri compagni hanno anche diffuso centinaia di copie di un volantino che riproduceva il suddetto manifesto con l’aggiunta di QR-Code che collegano, tramite smartphone, all’articolo “Le nuove misure sulla sicurezza, puro fascismo mussoliniano” e al Documento referendario del Comitato centrale del PMLI per il NO alla controriforma piduista e fascista della giustizia, entrambi pubblicati sul Sito del Partito.
Il volantino del PMLI, andato letteralmente a ruba, ha espresso perfettamente il sentimento della maggioranza dei manifestanti molti dei quali hanno voluto subito dare un’occhiata al contenuto dell’articolo e del documento proposti.
Una troupe televisiva Mediaset ha intervistato il compagno Angelo Urgo, Segretario della Cellula milanese e del Comitato lombardo del PMLI, in merito alla raffigurazione della Meloni come Mussolini in gonnella; Urgo ha definito tale definizione meritata in quanto la ducessa sta completando la restaurazione del fascismo, con nuove forme e sotto più o meno nuovi vessilli, tramite la sua “sicurezza” poliziesca repressiva, con la controriforma piduista e fascista della giustizia e la dittatura del premierato. Dopo aver ribattuto alla giornalista che sosteneva che i nuovi provvedimenti non darebbero impunità ai poliziotti colpevoli di abuso criminale della violenza, alla domanda se sia giustificata la risposta violenta di una parte di manifestanti a Torino alla chiusura d’imperio e al sequestro entro con cortina metallica dei locali del Centro sociale Askatasuna per ordine del ministro di polizia Piantedosi, il nostro compagno ha risposto che ribellarsi è giusto contro i reazionari.

La volontà di alzare il livello della protesta si è espressa nel tentativo collettivo di bloccare la Tangenziale Est, un’azione ispirata ai grandi scioperi dell’autunno scorso. La risposta del governo neofascista Meloni non si è fatta attendere: lacrimogeni ad altezza d’uomo, idranti e cariche violente, con 15 feriti – 4 dei quali ospedalizzati – due fogli di via e sei fermi poi tramutati in denunce a piede libero. Un’escalation repressiva perfettamente coerente con la linea securitaria e liberticida del regime, che considera le istanze popolari un problema di ordine pubblico mentre spalanca la città ai fascisti trumpiani e ai rappresentanti dello Stato sionista.
Il corteo, compatto e determinato, ha scelto di proseguire fino al quartiere Brenta per poi sciogliersi e tornare alle “Utopiadi” presso il Palasharp, dove continuano le iniziative di sport popolare e autogestione. Una scelta che ha ribadito il carattere unitario e collettivo della mobilitazione, capace di non arretrare di fronte alla violenza poliziesca del neofascismo meloniano.
Il PMLI nazionale, nel suo comunicato del 7 febbraio (pubblicato a parte), ha prontamente e apertamente denunciato questa repressione fascistissima, parlando senza mezzi termini delle “manganellate di Mussolini in gonnella”. Le lotte di Milano – come quelle di Torino – confermano la natura neofascista del regime e la necessità, ribadita dal PMLI, di costruire un ampio fronte antifascista, anticapitalista e antimperialista, capace di rovesciare l’esecutivo Meloni e aprire la strada a un cambiamento radicale del Paese.
La mobilitazione del 7 febbraio dimostra che la resistenza cresce nei quartieri, nelle scuole, nei movimenti sociali, nei territori devastati dagli interessi padronali. È la dimostrazione che sempre più masse lavoratrici e popolari (e tra esse specialmente i giovani) non sono disposte a pagare i costi economici, sociali e ambientali di un evento insostenibile, fatto per arricchire pochi e impoverire molti. Ed è soltanto l’inizio: come ricordano gli organizzatori, “la vera partita olimpica inizia dopo”, quando si decideranno i destini dei territori sacrificati al grande evento.
La Milano che sabato ha riempito le strade non è né la Milano da bere del sindaco PD Sala né l’Italia servile del governo Meloni: è l’Italia che lotta, che non si piega e che lavora per relegare fascismo, neofascismo e capitalismo nel museo della storia. Una Milano sinceramente rossa e coraggiosamente resistente che può e deve indicare la via al Paese che per noi marxisti-leninisti non potrà essere che la via universale dell’Ottobre per la conquista del potere politico del proletariato per la realizzazione dell’Italia unita, rossa e socialista!












