
Il 12 dicembre Milano è stata attraversata dal lungo corteo dello sciopero generale indetto dalla CGIL contro la legge di bilancio del governo neofascista della ducessa Meloni. Migliaia di lavoratrici e lavoratori, 15mila secondo le stime sindacali, hanno invaso le strade del centro, dando vita a una manifestazione partecipata e determinata, capace di rendere visibile un dissenso profondo verso una manovra giudicata iniqua e distante dai bisogni reali delle masse lavoratrici e popolari.
Il corteo è partito dal piazzale antistante la Stazione di Porta Genova snodandosi lungo Corso Cristoforo Colombo, corso Genova, via Cesare Correnti, piazza della Resistenza Partigiana, Carrobbio, via Santa Margherita, via Case Rotte e via Torino, per attraversare piazza Duomo e concludersi in piazza della Scala. Un percorso simbolico, nel cuore della città, che ha di fatto paralizzato la circolazione dei mezzi di superficie nelle aree adiacenti, a dimostrazione dell’ampia adesione allo sciopero.
Protagonisti indiscussi i metalmeccanici della Fiom, riconoscibili dai gilet rossi e dalla presenza delle bandiere del sindacato di categoria anche sul furgone che diffondeva musica e slogan. In evidenza lo striscione dei lavoratori del Comune di Milano e della Funzione Pubblica Cgil. In testa al corteo campeggiava lo striscione “Io sciopero”, sorretto dai leader sindacali, mentre dai megafoni si sottolineava l’“alta partecipazione nelle fabbriche”, segnale di un malessere diffuso nei luoghi di lavoro.

Nello spezzone della Fiom, a rafforzare il messaggio politico, anche cartelli fortemente critici verso l’esecutivo, tra i quali il più significativo è quello con su affisso il manifesto del PMLI “Buttiamo giù il governo Meloni, Mussolini in gonnella, per affossare la manovra di austerità e di economia di guerra e la politica interna ed istituzionale fascista, antipopolare e antisindacale e la politica interventista e imperialista” con sotto i punti rivendicativi proposti dal Partito.
A portare ben alto il suddetto cartello, che ha suscitato interesse e approvazione di molti manifestanti è stata la Cellula “Mao” di Milano del PMLI che ha anche diffuso centinaia di copie di un volantino (realizzato dal Comitato lombardo del Partito) che riproduceva il medesimo manifesto del cartello con l’aggiunta di QrCode che collegano, tramite smartphone, agli articoli pubblicati sul Sito internet del Partito sulla “Manovra di austerità per 18,7 miliardi…”, su Nordio che conferma la matrice piduista della sua controriforma, sul nuovo decreto sicurezza fascista, contro DDL fascista Gasparri pro-Israele genocida, sulla UE che si riarma per prepararsi alla guerra mondiale, contro il coinvolgimento militare italiano nella pax imperialista trumpiana a Gaza, e sul procedimento fascista repressivo contro i sindacati che hanno indetto lo sciopero pro-Flotilla del 3 ottobre.
Dal palco allestito in piazza della Scala, Luca Stanzione, segretario generale Cgil Milano, ha attaccato duramente la legge di bilancio, puntando il dito in particolare contro i tagli agli enti locali: “un taglio di 4 miliardi di euro a comuni, province e regioni, lasciate sole ad affrontare i bisogni di sanità, scuola e formazione”. È stato inoltre denunciato come questa finanziaria sia indirizzata alla corsa agli armamenti mentre nulla viene fatto per adeguare salari e pensioni al crescente costo della vita. È stata rivendicata una riforma del sistema pensionistico.
Sul palco anche una rappresentante del Comitato di Redazione de “la Repubblica”, che ha portato la voce delle giornaliste e dei giornalisti impegnati nella vertenza con il gruppo GEDI. Nel suo intervento ha denunciato le ricadute delle scelte aziendali sull’occupazione, sulle condizioni di lavoro e sulla qualità dell’informazione.

Federico Sinicato, Presidente dell’Associazione Familiari Piazza Fontana, ha preso la parola ricordando che il 12 dicembre è il giorno in cui si celebra ogni anno la memoria della strage di Stato e fascista di Piazza Fontana del 1969, che causò 17 morti e 88 feriti. Sinicato ha ricordato come fu proprio la risposta di massa della classe operaia e delle masse lavoratrici data il 15 dicembre ‘69, in occasione dei funerali delle vittime della strage, a far desistere il programmato golpe (rimandato poi di un anno) che puntava a restaurare il fascismo in Italia. “Quello che Meloni sta realizzando oggi!” hanno detto i marxisti-leninisti dalla piazza. Sinicato ha sottolineato che con la strage ed il golpe si intendeva stroncare l’“Autunno caldo” con cui il proletariato riuscì, tramite la lotta di classe, a strappare alla classe dominante borghese diritti sociali e migliori contratti collettivi anche se, aggiungiamo noi, parziali nelle condizioni del capitalismo. “Ci vuole un nuovo Autunno caldo” hanno gridato i nostri compagni ottenendo il plauso degli operai metalmeccanici che li affiancavano ripetendo con loro lo slogan “Di Meloni / non ne possiamo più / Mussolini in gonnella / buttiamolo giù!”.








