
A Milano, sabato 10 ottobre, migliaia di manifestanti hanno attraversato il centro città da Piazza della Repubblica a Piazza Duomo per riaffermare che la causa palestinese non può essere ridotta a una crisi umanitaria destinata a svanire dai telegiornali.
La manifestazione, promossa dai Giovani Palestinesi d’Italia (GPI) nell’ambito della giornata nazionale per “La fine del genocidio” e organizzata assieme l’Associazione dei Palestinesi in Italia (API), ha portato in piazza rivendicazioni precise: la fine immediata del genocidio, lo sblocco degli aiuti umanitari a Gaza e il ritiro dell’esercito di occupazione. A queste si aggiungeva la richiesta, più direttamente rivolta al governo italiano e alle istituzioni UE, della rottura degli accordi con la criminale entità statale sionista di Israele contro cui si rivendica un embargo e la fine di ogni complicità politica, economica e militare coi suoi crimini di guerra contro la pace e l’umanità.
Lo striscione di apertura – “Contro il genocidio, la guerra, il sionismo e ogni complicità. Palestina libera dal fiume fino al mare” – ha sintetizzato il messaggio politico: non una richiesta di tregua, ma la denuncia di un sistema di occupazione coloniale, dominio segregazionista e pulizia etnica genocida che non può essere riformato dall’interno ma che va solo debellato totalmente e per sempre.
Il corteo si è svolto a tre anni dall’inizio del genocidio nazisionista a Gaza, in una giornata di mobilitazione che ha coinvolto circa cinquanta città italiane. Gli organizzatori hanno spiegato: “dopo tre anni di genocidio a Gaza, il popolo palestinese continua a subire massacri, mentre l’attenzione mediatica cala e le narrazioni di pacificazione rischiano di normalizzare l’oppressione”.
La grande manifestazione ha visto come protagoniste le comunità palestinese e delle altre nazionalità arabe con una selva di bandiere palestinesi e libanesi. Tanti i giovani, italiani, migranti e figli di migranti di nazionalità arabe, molti dei quali indossavano la kefiah.
Presenti le organizzazioni studentesche CR, UdU e OSA, le associazioni pro-migranti, ONG come Amnesty International, il Centro Sociale Autogestito “Vittoria” (CSAV), il sindacati SI COBAS e USB mentre per i partiti politici c’erano PMLI, PRC, PaP, RdC e AVS.
Al concentramento militanti della Cellula “Mao” di Milano del PMLI, che hanno partecipato alla manifestazione con la rossa bandiera del Partito indossando nei “corpetti” la riproduzione del manifesto “Palestina libera! Uno Stato due popoli”, hanno diffuso centinaia di copie di un volantino realizzato dal Comitato lombardo del PMLI che – sotto il fotomontaggio che ritrae, davanti le macerie di Gaza, il nuovo Hitler Netanyahu e la sua complice Meloni, in divisa mussoliniana, che lo scuda esibendo un fascicolo con su scritto “Disposizioni per il contrasto all’antisionismo” (in riferimento al DDL 1004/2026 approvato al Senato) – riportava i titoli degli articoli sulla Palestina e sulla repressione neofascista dell’antisionismo pubblicati sui numeri 34 e 36 de “Il Bolscevico”: “La legge antisemitismo reprime ogni dissenso alla politica e ai crimini sionisti del governo Netanyahu”, “Hamas: continua il genocidio a Gaza” e “Corteo a Milano contro la repressione neofascista filosionista e per la Palestina libera dal fiume al mare”, ciascuno affiancati dal QR-Code (che li collega, tramite smartphone, ai relativi testi sul Sito internet del PMLI); alcuni manifestanti li hanno subito visualizzati leggendoli con attenzione.

Apprezzati gli slogan lanciati dai marxisti-leninisti: “Netanyahu e Meloni, dei popoli assassini, siete i nuovi Hitler e Mussolini”, “Lo Stato sionista va cancellato, Palestina libera, due popoli, uno Stato!”, “Netanyahu criminale, per genocidio da processare!”, “Con Israele, nazista ed invasore, l’Italia rompa subito ogni relazione!”; hanno anche cantato con largo seguito “Bella Ciao” e “Fischia il Vento”.
Al fianco dei compagni milanesi ha sfilato uno studente universitario cinese, in piazza con una grande bandiera rossa con l’effigie di Mao e con su scritto in cinese e in italiano “Viva il Pensiero di Mao Zedong, per sempre vittorioso!”, che si è piacevolmente meravigliato nello scoprire “il Partito che in Italia si ispira a Mao” con il quale ha appreso di condividere la stessa visione positiva sulla Cina socialista di Mao e della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria e negativa su quella revisionista e socialimperialista odierna di Xi Jinping, affermando che Deng Xiaoping deve metaforicamente “bruciare nelle fiamme dell’inferno” (ossia essere ricordato per le sue malefatte, ndr ) per aver guidato la restaurazione del capitalismo e ordinato il massacro di Piazza Tienanmen”.
Allo striscione principale si è affiancato quello con su scritto “Fermiamo il genocidio! La solidarietà non si arresta! Liberi tutti!” nel quale sono ritratti i prigionieri politici palestinesi arrestati dal regime meloniano (accusati dalla procura di Genova, sulla base di “prove” confezionate dai servizi segreti nazisionisti israeliani, di finanziare la resistenza armata di Hamas, arbitrariamente considerata “terrorista” dall’imperialismo occidentale), tutti esponenti, oltre che dell’API, dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese, che raccoglieva donazioni per inviare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, ai quali il giorno prima la Corte di Cassazione aveva negato la scarcerazione: Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yasser El-Assaly e Ryad al-Bustanji; i loro volti appaiono – oltre che su piccoli cartelli portati a mano da alcuni manifestanti – anche su un manifesto affisso su un cartello alla testa del corteo; su di loro la scritta “Libertà”.
Il corteo, che doveva concludersi in Piazza San Babila, è proseguito fino in Piazza Duomo passando per Piazza della Scala (ribattezzata dai solidali col popolo palestinese “Piazza Gaza”) davanti a Palazzo Marino, sede della giunta e del Consiglio comunale, dove al grido di “Vergogna, vergogna” il sindaco PD Beppe Sala è stato fortemente contestato per essersi opposto, assieme alla maggioranza filosionista bipartisan del Consiglio, alla rimozione del gemellaggio con l’insediamento urbano centrale dell’entità statale sionista, Tel Aviv.
Dal palco mobile alla testa del corteo vari interventi hanno difeso la memoria del glorioso 7 ottobre 2023 come “una delle più importanti azioni della Resistenza palestinese” respingendo le falsificazioni sioniste che lo presentano come “massacro antisemita” attribuendo ad Hamas i massacri commessi dall’IDF nel suo rabbioso contrattacco applicando la famigerata Direttiva Annibale, che ha comportato l’impiego indiscriminato di carri armati ed elicotteri, causando la morte tanto di combattenti palestinesi quanto di numerosi civili israeliani.
La grande manifestazione di Milano, come tutte le altre nel resto d’Italia, ha dimostrato alla ducessa Meloni che non è riuscita a soffocare con la minaccia repressiva la mobilitazione in solidarietà col popolo palestinese e contro il suo camerata Netanyahu. Milano lo sa da che parte stare: Palestina libera dal fiume fino al mare!










