70 mila in piazza a riaffermare i valori della Resistenza e dell’antifascismo. Forti contestazioni per la presenza della “Brigata ebraica” e di gruppi che portavano le bandiere Nato, Usa e Ue

Il PMLI, con le sue parole d’ordine, raccoglie attorno a sé gli operai della Fiom e i pensionati dello Spi. Applausi e pugni alzati al suo passaggio. Espressa anche ai manifestanti della comunità ucraina la solidarietà antimperialista alla Resistenza nazionale armata del popolo e del governo ucraini

Oltre 70mila antifascisti sono scesi in piazza a Milano – città Medaglia d’Oro alla Resistenza – il 25 Aprile per celebrare il 77° Anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Al tradizionale concentramento in Porta Venezia sono giunti antifascisti di tutte le età, dagli ormai pochissimi giovani di allora che hanno vissuto e combattuto il fascismo fino ai giovani d’oggi che si battono contro lo scempio del diritto allo studio e al lavoro e la devastazione ambientale perpetrate dal capitalismo, dal regime neofascista governato dal banchiere massone e guerrafondaio atlantista Draghi, e dalle sue istituzioni nazionali e locali tra le quali la giunta milanese del PD Giuseppe Sala.

Tantissime sigle di associazioni, in primis l’ANPI che ha indetto la manifestazione nazionale. Un appuntamento che oggi assume un significato diverso, alla luce di quanto sta avvenendo in Ucraina, ma che anche quest’anno ha visto il rosso come colore prevalente del corteo che ha raggiunto infine piazza Duomo. Sono scese in piazza intere famiglie con bambini, delegazioni dei sindacati confederali e non confederali, dei partiti, dei centri sociali e di associazioni cattoliche, di atei razionalisti (UAAR) e umanitarie come Emergency.

Nutrita la presenza di ucraini con le bandiere nazionali, che portavano ritratti di Zelensky e anche di Putin con i baffetti alla Hitler, un grande striscione con la scritta “Aiutiamo la resistenza ucraina. Avviciniamo la liberazione dall’invasore russo”. Altrettanto nutrita e combattiva anche una delegazione di palestinesi, dietro lo striscione “Nessuno è libero senza la Palestina libera”, e con cartelli con scritto “Resistenza non è terrorismo” e “Giù le mani da Gerusalemme”.

Forti contestazioni da parte di manifestanti contro la provocatoria presenza dei sionisti della “Brigata ebraica”, con le bandiere di Israele e uno striscione con la scritta “Anche i sionisti liberarono l’Italia”, che si teneva vicina allo spezzone ucraino, insieme a gruppetti con bandiere della Nato, dell’Ue e degli Usa portate dagli atlantisti dell’Istituto liberale, del Comitato Ventotene, di +Europa e dagli Amici di Israele a loro volta duramente contestati e scortati da contingenti di polizia in tenuta antisommossa. Le contestazioni alla “Brigata” sionista e alle bandiere imperialiste hanno finito per coinvolgere anche gli ucraini, apostrofati inaccettabilmente da qualcuno come “nazisti”. Forti contestazioni anche all’indirizzo della delegazione del PD e in particolare al suo segretario Enrico Letta per il suo oltranzismo atlantico guerrafondaio a sostegno all’aumento della spesa militare e all’invio di armi all’Ucraina che trascina di fatto il nostro Paese in guerra con la Russia esponendolo a pericolose ritorsioni.

Anche quest’anno l’avanguardia antifascista dell’intero corteo milanese l’ha rappresentata indubbiamente il PMLI con la combattiva delegazione milanese sfilata sotto le rosse bandiere del Partito e di un cartello con i manifesti del PMLI sul 25 Aprile che hanno suscitato particolare interesse. In molti hanno voluto fotografarlo o farsi fotografare a pugno chiuso sotto al manifesto assieme ai nostri compagni. I marxisti-leninisti hanno inoltre diffuso centinaia di copie di un volantino riportante l’Editoriale de Il Bolscevico n. 16 sul 25 Aprile.

La delegazione milanese del PMLI per la qualità politica delle parole d’ordine scandite e per le canzoni partigiane e comuniste proposte (“Bella Ciao”, “Fischia il Vento”, “L’Internazionale”) ha attirato attorno a sé ed al suo seguito sempre più manifestanti di ogni età, e in particolar modo gli operai della FIOM e i pensionati dello SPI. Anche da chi sostava ai bordi del corteo numerosi sono stati gli applausi e i saluti a pugni alzati rivolti ai nostri compagni mentre scandivano “La Resistenza non si cancella brilla forte è la nostra stella”, “Ieri, oggi e anche domani, gloria eterna ai partigiani”, “No al revisionismo della storia, antifascista sempre la nostra Memoria”, “I repubblichini di Mussolini sian sempre ricordati come degli assassini”, “Nessuna gloria agli invasori alpini che contro i sovietici furono assassini”, “I fascisti e chi li protegge non vanno tollerati ma messi fuorilegge”, “Per conquistare il nostro domani dobbiamo fare come i partigiani”, “Italia in guerra No!”, “Via Putin, via la Nato, via gli imperialisti dall’Ucraina”, “Né con Putin né con la Nato ogni imperialista va cacciato!”, “Putin nazista, boia imperialista”, “Ucraina resisti per l’indipendenza, contr’ogni imperialista che ti vuole oppressa”, “Fuori l’Italia dalla Nato Fuori la Nato dall’Italia Fuori l’Italia dalla guerra”.

Nel suo comizio il sindaco Sala ha sostenuto, pieno di retorica esaltazione per la Ue imperialista, l’aumento delle spese militari e l’invio di armi all’Ucraina. Gli ha risposto dallo stesso palco il segretario della CGIL Maurizio Landini: “non è il momento di spendere soldi nel mondo per aumentare gli armamenti ma è il momento di spenderli per la sanità pubblica, per creare lavoro e per difendere l’ambiente”.

Nel suo intervento il presidente dell’ANED, Dario Venegoni, ha condannato la strumentalizzazione che il nuovo zar Putin farà del 9 Maggio con l’inaccettabile paragone tra l’Armata Rossa di Stalin, che liberò l’Europa dal mostro hitleriano, col suo esercito che invece reincarna la belva nazifascista; a tal proposito ha ricordato Boris Romanchenko, che da giovane fu partigiano comunista ucraino che combatté contro gli occupanti tedeschi che lo catturarono e deportarono in vari lager nazisti. Era il vicepresidente per l’Ucraina del Comitato internazionale dei sopravvissuti di Buchenwald e Dora, è morto a Kharkiv nel suo letto all’età di 96 anni, ucciso da un missile russo lanciato contro il suo appartamento nella “operazione di denazificazione”. Nel 2012 fu Romanchenko a leggere a Buchenwald il giuramento dei sopravvissuti, che recita: “costruire un nuovo mondo di pace e libertà è il nostro ideale!”.

Dal canto suo il presidente dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo, ha ribadito: “la Russia ha invaso l’Ucraina, e questa si chiama aggressione”, condannando Putin e la sua guerra e rivendicandone la cessazione. Ha affermato che l’Ucraina ha il diritto morale e giuridico di difendersi ed espresso la preoccupazione per un’apocalittica reazione a catena che può portare ad una nuova guerra mondiale tra potenze dotate di ordigni nucleari. Egli ha anche denunciato l’inerzia del governo Draghi nel mettere fuorilegge i gruppi nazifascisti attuando le leggi vigenti, nonostante il grave assalto squadristico di Forza Nuova alla sede nazionale della CGIL a Roma.

Dal palco di Piazza Duomo hanno parlato due ucraine. Iryna Yarmolenko, profuga e consigliera comunale di Bucha, ha detto: “Questo intervento è il mio modo di essere partigiana. La mattina del 24 febbraio mi sono svegliata come in ’Bella ciao’, con Putin che attaccava l’Ucraina”. Tetyana Bandelyuk, ucraina residente in Italia da molto tempo: “l’Ucraina è stata attaccata senza dichiarazione di guerra: la storia ci riporta a Hitler, ci siamo svegliati in un libro di storia. I miei genitori sono nati in tempi di guerra, ma mio padre non credeva di morire in tempi di guerra… Ogni giorno – aggiunge – spero e prego che tutto ciò finisca e che si arrivi a una pace duratura. Ma la pace non può arrivare con una resa del popolo ucraino. Si è arrivati a negare il diritto di esistere a una nazione, a un popolo”.

I marxisti-leninisti milanesi hanno espresso ai manifestanti della comunità ucraina la solidarietà antimperialista alla Resistenza nazionale armata del popolo e del governo ucraino contro l’invasione zarista di Putin, specificando la posizione del PMLI favorevole agli aiuti umanitari e all’accoglienza dei profughi ma contraria all’invio di armamenti dall’Italia e all’ingerenza bellica di Usa e Nato foriera di un’escalation che può portare ad una guerra mondiale; ciò che occorre è l’isolamento internazionale sul piano politico, diplomatico, economico e commerciale (gas e petrolio compreso) della Federazione russa fino al ritiro del suo esercito dall’Ucraina riconoscendone i legittimi confini statali già tracciati nell’Unione Sovietica conformemente alla politica nazionale di Lenin e Stalin. Pur non condividendo del tutto la nostra posizione i rappresentanti della comunità ucraina milanese ci hanno ringraziato sentitamente per la gradita solidarietà.