Contro omotransfobia, discriminazioni e politiche reazionarie del governo neofascista Meloni

Il PMLI diffonde l’Appello del compagno Scuderi e il documento sui diritti LGBTQIA+, ribadendo che la liberazione da ogni discriminazione è inseparabile dalla lotta contro il capitalismo e per il socialismo.

Volantinaggio al Milano Pride 2026

La canicola estiva non ha fermato il Milano Pride 2026, che ha attraversato le strade della città nel pomeriggio del 27 giugno. La partenza della manifestazione per i diritti LGBTQIA+ è stata posticipata di un’ora, dalle 16 alle 17, per evitare le temperature più elevate. Giunto alla sua venticinquesima edizione, il Pride milanese ha richiamato circa 350mila partecipanti, confermandosi una delle più grandi mobilitazioni popolari del Paese.

Dietro i carri, la musica e le bandiere arcobaleno, la giornata ha espresso una piattaforma politica precisa: contrasto all’omotransfobia, piena autodeterminazione delle persone LGBTQIA+, estensione delle tutele giuridiche, educazione alle differenze nelle scuole e accesso universale ai servizi pubblici senza discriminazioni. Rivendicazioni che non si limitano alla richiesta di riconoscimenti formali, ma mettono in discussione un assetto sociale ancora segnato dalle disuguaglianze prodotte dal capitalismo e dall’influenza dell’ideologia reazionaria e cattolica, oggi rafforzata dalle politiche del governo neofascista Meloni.

Contro il rainbow washing delle istituzioni

Anche quest’anno il corteo è stato attraversato dalla presenza della “sinistra” borghese. Sul palco è intervenuto il sindaco PD Giuseppe Sala, che ha rilanciato la necessità di una legge nazionale contro l’omotransfobia e ha annunciato la realizzazione del Rainbow Center presso il Mudec entro la fine del mandato. A detta di Sala, la struttura offrirà “servizi psicologici, legali e sanitari, oltre a spazi di socialità e iniziative culturali”.

Dichiarazioni che, tuttavia, non cancellano le contraddizioni del cosiddetto “Modello Milano”. L’amministrazione continua infatti a presentarsi come “simbolo di inclusione” mentre governa una città attraversata da gentrificazione, speculazione immobiliare, aumento degli affitti, precarizzazione del lavoro ed espulsione delle fasce popolari dai quartieri centrali.

In questa prospettiva, il linguaggio dell’inclusività si trasforma in uno strumento di rainbow washing: l’arcobaleno diventa elemento di marketing urbano mentre restano intatti i rapporti economici e sociali che producono marginalizzazione.

Analoga contraddizione emerge nella presenza della segretaria del PD Elly Schlein, che ha partecipato alla manifestazione richiamando il tragico omicidio di Mirko Moriconi, giovane vittima di violenza omotransfobica, sostenendo la necessità di cambiare la cultura del Paese. Un richiamo certamente condivisibile, ma che continua a collocarsi dentro una prospettiva riformista incapace di mettere realmente in discussione le strutture economiche e sociali che alimentano esclusione e discriminazione.

La piazza, invece, mostra ormai una crescente distanza rispetto a una politica che privilegia la rappresentazione simbolica rispetto alla trasformazione concreta della società.

Il governo Meloni nel mirino della protesta

Tra i principali bersagli della manifestazione vi sono state le politiche del governo guidato dalla ducessa Giorgia Meloni, accusato di contribuire alla costruzione di un clima culturale sempre più ostile nei confronti delle persone LGBTQIA+.

Numerosi striscioni hanno preso di mira anche il fascistissimo ultraxenofobo Roberto Vannacci, autore negli ultimi mesi di dichiarazioni che addirittura negano l’esistenza di discriminazioni nei confronti delle persone omosessuali. A una delle sue affermazioni — secondo cui i gay avrebbero già tutti i diritti perché “possono guidare” e “vengono curati negli ospedali” — la piazza ha risposto con uno degli slogan più significativi della giornata: “In Italia i gay possono guidare, essere curati ed essere ammazzati.”

Uno slogan che sintetizza efficacemente il rifiuto di una narrazione che riduce i diritti alla mera uguaglianza formale, ignorando la violenza materiale che continua a colpire le soggettività LGBTQIA+.

Educazione, scuola e lotta all’omotransfobia

Particolarmente rilevante è risultata la critica alle politiche scolastiche promosse dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Le nuove misure sul cosiddetto “consenso informato” per le attività educative vengono interpretate da molte realtà del movimento come un restringimento degli spazi dedicati all’educazione affettiva, sessuale e al rispetto delle differenze.

Secondo Alice Radelli, presidente di CIG Arcigay Milano, l’Italia paga l’assenza di un lavoro strutturale di educazione e sensibilizzazione nelle scuole. I pregiudizi, mai realmente decostruiti, riemergono con maggiore forza quando vengono legittimati dal linguaggio di una parte della classe politica.

La vicenda di Mirko Moriconi rappresenta, in questa lettura, il punto estremo di un clima culturale nel quale l’omotransfobia viene minimizzata fino a rendere più accettabili le sue conseguenze più drammatiche.

La presenza del PMLI

Il Milano Pride 2026 ha confermato come la battaglia per i diritti delle persone LGBTQIA+ non possa essere separata dalla lotta contro le strutture economiche, politiche e culturali che alimentano discriminazione e oppressione. Per questo il PMLI è stato presente al concentramento di via Vittor Pisani, dove, nonostante una temperatura di 37°C, i militanti della Cellula “Mao” di Milano hanno diffuso copie del volantino con l’Appello di Scuderi alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l’Italia e con QR-code al Documento del Comitato centrale del PMLI “I diritti e le battaglie LGBT, il matrimonio e la ’maternità surrogata’” riscuotendo interesse e approvazione.

Con chi si è soffermato a discutere, i nostri compagni hanno spiegato che, per il PMLI, la piena emancipazione delle persone LGBTQIA+ passa attraverso la conquista della completa uguaglianza dei diritti civili, sociali e lavorativi, l’eliminazione di ogni discriminazione e il riconoscimento di tutti i diritti delle coppie omosessuali e delle persone transessuali. Hanno inoltre denunciato la scuola del governo neofascista Meloni e del ministro leghista Valditara come uno strumento che ostacola l’educazione alle differenze e riproduce i valori tradizionali della società borghese e del regime capitalista neofascista, ribadendo che la liberazione delle persone LGBTQIA+ è inseparabile dalla lotta contro il capitalismo e dalla costruzione di una società socialista, fondata sull’uguaglianza e sull’abolizione di ogni forma di sfruttamento e oppressione delle masse lavoratrici e popolari.