
La giornata di sciopero generale del 30 ottobre indetto dalla USB, con l’adesione di sindacati conflittuali non confederali, ha visto a Milano un grande corteo di lavoratori, studenti e altrettanti giovani e giovanissimi della Gen Z. Due marce – partite da Piazza Duca d’Aosta e da Piazza Leonardo da Vinci – si sono unite per poi dirigersi sulla Tangenziale Est, occupandola per circa tre ore da una manifestazione di oltre 35mila partecipanti.
Il corteo sindacale è partito da Piazza Duca d’Aosta, davanti alla Stazione Centrale; quello studentesco si è radunato in Piazza Leonardo da Vinci, davanti al Politecnico. In entrambe le piazze di partenza sono arrivati tantissimi ragazzi della Gen Z che in queste ultime settimane hanno animato le grandi mobilitazioni contro carovita, precarietà e la gentrificazione della città, contro cui il governo neofascista Meloni ha scatenato la sua violenta repressione poliziesca e giudiziaria (come nel caso di Youssef Siher), varato un ottavo pacchetto “sicurezza” fascistissimo e, in combutta col sindaco PD Sala, imposto la militarizzazione del centro di Milano rendendolo interdetto ad ogni manifestazione di protesta. Questa nuova gioventù antifascista ed antisionista è stata la componente maggioritaria dei due cortei che hanno percorso vie diverse per convergere in piazzale Loreto, dando vita a un’unica colonna verso la periferia nord-est.
Lo striscione di testa della USB riassumeva la piattaforma della giornata: “Stop carovita, no alla guerra, no al riarmo. Abbassate i prezzi e le armi, alzate i salari”. Sul tavolo c’erano l’aumento del costo della vita, salari e precarietà, la spesa militare e il riarmo, il diritto allo studio e le politiche abitative.

“Affitto che si prende metà dello stipendio: è violenza”, “Tre morti sul lavoro al giorno: è violenza”, “Benzina a 2 euro: è violenza”, “Voglio vivere e non sopravvivere”, “Scuole non bombe”, “Il governo Meloni deve andare a casa”, sono solo alcune delle tante scritte fatte con pennarelli su cartelli che spuntano qua e là da questa marea di giovani. Tra loro c’è anche un grande cartello rosso, apertamente apprezzato e molto fotografato dai manifestanti, su cui si leggono le scritte: “Abbattere ”, accompagnata dall’immagine di un pugno rosso che si scaglia contro caro vita, caro carburante, caro bollette, caro affitti e caro alloggi universitari; “Aumentare salari, pensioni, occupazione, case popolari, risorse alla sanità”; “Buttiamo giù il governo neofascista Meloni, Mussolini in gonnella ” che abbatte la ducessa d’Italia che in orbace brandisce manganello e manette. A portarlo ben alto sono i militanti della Cellula “Mao” di Milano del PMLI che hanno coinvolto i manifestanti al canto di “Bella Ciao”, “Fischia il Vento”, “Bandiera Rossa” e al grido di slogan come “Del governo Meloni non ne possiamo più, con la piazza buttiamolo giù”, “Lotta unita, contro il carovita”, “Né flessibile né precario lavoro stabile pari salario”, “ll posto di lavoro non si tocca lo difenderemo con la lotta”, “I licenziamenti sono da bloccare, governo Meloni è da cacciare”, “Art. 18 va ripristinato, nessuno ingiustamente dev’esser licenziato”, “Stato fascista di polizia, decreto sicurezza spazziamolo via”, “L’unica sicurezza da garantire, è quella sul lavoro per non morire”, “Abbassare le spese militari, aumentare i salari, scuole ed ospedali”, “Il capitalismo, alla nuova generazione, dà solo precariato e disoccupazione”, “Un sistema in crisi: questo è il capitalismo, l’unica soluzione è il socialismo”.
Prima che il corteo sindacale partisse, i marxisti-leninisti milanesi hanno anche diffuso centinaia di volantini che riproducevano lo stesso manifesto del Partito portato sul cartello con l’aggiunta di due QR-Code che collegano, tramite smartphone, agli articoli sul sito Internet del PMLI “Inflazione e caro carburanti alle stelle. Meloni mette toppe”, “Ottavo decreto sicurezza fascistissimo”. Finito di diffondere il primo volantino, i nostri compagni hanno diffuso ai soli ragazze e ragazzi della Gen Z altrettanti volantini con l’Appello di Scuderi alle ragazze e ai ragazzi che lottano per cambiare l’Italia.
Per una parte rilevante della manifestazione, la protesta aveva anche un bersaglio urbano preciso: il modello di Milano promosso dall’amministrazione PD di Giuseppe Sala. Gli interventi nei comizi volanti hanno denunciato una città sempre più costosa, segnata da gentrificazione, speculazione edilizia, affitti fuori controllo e riduzione degli spazi accessibili a chi lavora e studia in città. È una lettura politica condivisa da molti dei giovani in corteo: Milano non può continuare a essere venduta come vetrina immobiliare e turistica mentre diventa invivibile per chi la produce ogni giorno.
Un momento particolarmente significativo si è verificato all’inizio di via Palmanova, quando un treno in transito sul viadotto ferroviario ha rallentato salutando il lungo corteo con un prolungato fischio della locomotiva, accolto da una festosa e calorosa risposta dei manifestanti. Un saluto tanto più significativo perché ai lavoratori dei trasporti ferroviari e urbani è stato impedito di aderire allo sciopero dalla precettazione imposta dal ministro fascioleghista Salvini.

Sulla Tangenziale Est sono comparsi striscioni come “Gen Maranza” e “Le monde est à nous” (il mondo è nostro), “Ci vogliono divisi per rubarci il futuro”: non semplici slogan, ma la firma generazionale di una protesta che rifiuta di essere confinata fuori dalle piazze del centro e rivendica il diritto di bloccare le arterie della città per far sentire la sua voce. Per questa generazione, carovita, casa, lavoro, trasporti e futuro climatico non sono temi separati: sono lo stesso nodo.
L’obiettivo dichiarato di “prendersi la Tangenziale” è stato raggiunto. Il corteo è entrato sull’A51 all’altezza di Cascina Gobba, in un tratto chiuso preventivamente al traffico, e ha percorso più di due chilometri fino allo svincolo di Lambrate. La Tangenziale è rimasta occupata per circa tre ore; la marcia è stata sostanzialmente pacifica, nonostante la provocatoria massiccia presenza di agenti in tenuta antisommossa.
La forza per ribellarsi a questa marcia società capitalista e al governo neofascista Meloni, Mussolini in gonnella, c’è, come dimostrano le indomabili manifestazioni che continuano a tenersi spontaneamente in tutta Italia anche dopo il nuovo, ancora più odioso decreto “sicurezza” fascistissimo. La grande mobilitazione del 30 ottobre a Milano, con la partecipazione massiccia di lavoratori, studenti e soprattutto giovani e giovanissimi della Gen Z, ne è un’ulteriore conferma. Ora occorre una strategia politica antifascista per abbattere con la lotta di massa il governo neofascista Meloni – prima che possa fare ulteriori gravi danni a scapito del popolo italiano e che lo trascini in una guerra imperialista, prima che riesca a completare il già instaurato regime neofascista di stampo piduista – e in una prospettiva rivoluzionaria per rovesciare il marcio sistema capitalista, per portare avanti organizzati la lotta insieme alla classe operaia con un preciso orizzonte ideale per cui battersi, che non può essere che il socialismo, da realizzare attraverso la conquista del potere politico da parte del proletariato. Solo unendo le lotte, organizzandosi e dotandosi di una coscienza rivoluzionaria marxista-leninista, la gioventù ribelle potrà trasformare la propria giusta indignazione in una forza capace di abbattere il capitalismo e costruire una società senza sfruttamento, oppressione e disuguaglianze.












