
Dalla “Milano da bere” dei “mariuoli” del PSI di Craxi, Tognoli, Pillitteri e Borghini, alle truffe elettorali e le “spese pazze” della Lega di Bossi, Salvini e Formentini; dalle inchieste giudiziarie su Tangentopoli e Mafiopoli di Berlusconi, Moratti e Albertini al “modello Milano” inaugurato dal Pd di Bersani, Renzi e Pisapia il quale, 13 anni fa, a capo di una giunta formata da PD-(SEL ora SI)-PRC-PdCI-Sinistra Europea-IdV-Radicali-Liste civiche, ha di fatto abolito il DM 1444/68 e ha dato il via libera allo stravolgimento di tutte le leggi e le regole urbanistiche, fino al PD di Elly Schlein e Beppe Sala che hanno completato l’opera della grande speculazione immobiliare cementificando ogni angolo della città e vantandosi addirittura di aver reso Milano “una grande capitale europea, centro della finanza, della moda e del lusso, attrattiva, verde, moderna, glamour, efficiente, ecocompatibile, e piena di opportunità; un modello di sviluppo urbanistico mondiale, con boschi verticali e giardini nascosti” per soddisfare gli appetiti dei grossi gruppi finanziari e immobiliari e non certo le esigenze della masse popolari e lavoratrici, dei giovani e degli studenti universitari deportati lontano dalla città e ghettizzati nei sobborghi dell’estrema periferia a causa del vertiginoso aumento del costo della vita, delle case e degli affitti.
L’inchiesta della procura sulla palazzopoli milanese, iniziata nell’autunno scorso in seguito alle denunce dei Comitati cittadini e alle proteste degli studenti con le “tendate per il diritto all’abitare”, è esplosa a fine luglio e ad oggi conta 74 indagati e 6 arrestati con alla testa il sindaco renziano Beppe Sala, già city manager nella giunta di “centro-desta” guidata dalla Moratti (indagato per falso ideologico e induzione indebita a dare o promettere utilità).
Agli arresti domiciliari sono finiti invece l’ex assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi, l’ex presidente della commissione per il Paesaggio Giuseppe Marinoni, l’architetto Federico Pella ritenuto “sodale” in affari con Marinoni, il potentissimo vicedirettore della Commissione per il paesaggio Giovanni Oggioni, e l’imprenditore Manfredi Catella, il “re del mattone” a Milano e padrone della “Coima” che “trattava Sala come fosse suo dipendente” e l’architetto dalle consulenze d’oro nonché membro della Commissione Paesaggio del Comune, Alessandro Scandurra. In carcere il costruttore Andrea Bezziccheri socio e amministratore della “Bluestone” tutti accusati a vario titolo di corruzione, falso e induzione indebita.
Il tanto sbandierato “modello Milano” targato Pd e spacciato per “rigenerazione urbana” ha trasformato questa metropoli in una città privatizzata, accessibile ai soli ricchi, a esclusivo uso e consumo dei pescecani della finanza e dei grandi gruppi bancari, dei padroni dell’alta moda e del lusso sfrenato, ostentato senza vergogna e sbattuto in faccia ai milioni di poveri che invece non riescono più a mettere insieme il pranzo con la cena, a pagarsi le bollette, le medicine, le cure mediche o le rette scolastiche e universitarie.
Una città devastata, saccheggiata e messa al servizio della grande speculazione edilizia e dei boss del mattone finanziati, incoraggiati, sostenuti e autorizzati dalla giunta Sala a mangiarsi Milano.
In tutti questi anni Sala e il Pd hanno tradito la fiducia dei propri elettori e ingannato le masse milanesi promettendo servizi pubblici, alloggi popolari e piani casa mai realizzati mentre lo “sviluppo verticale” della città alimentato da una vergognosa campagna mediatica e pubblicitaria si mangiava il verde e gli spazi pubblici e favoriva la cementificazione selvaggia tirando su grattacieli di 27 piani e torri residenziali in mezzo a case, cortili e palazzine popolari spacciate per ristrutturazioni in modo da far pagare ai costruttori oneri di urbanizzazione ridicoli.
Il “modello Milano” è servito a Sala e al Pd per foraggiare i ricchi e impoverire ancora di più le masse popolari e studentesche. Col pretesto che “mancano i soldi” Sala ha tagliato i servizi pubblici, l’assistenza sociale e sanitaria, ha privatizzato perfino le piscine e i centri sportivi, non ha ristrutturato gli alloggi popolari e soprattutto ha tenuto sfitti migliaia di alloggi di proprietà del Comune facendo lievitare alle stelle i costi per la casa. Mentre per soddisfare gli appetiti degli speculatori edilizi come Manfredi Catella e il coindagato “archistar” del Pd Stefano Boeri, i soldi, i favori, le delibere, le licenze per costruire e l’aumento delle cubature erano sempre pronti.
Il cosiddetto “fiore all’occhiello della politica urbanistica del Pd” elaborato in scandalosa continuità con la giunte Albertini-Moratti-Pisapia-Sala è in realtà un modello di governo del territorio ultraliberista che il Pd replica anche a livello nazionale ad esclusivo vantaggio della classe dominante borghese e non lascia più nemmeno le briciole alle masse lavoratrici e proletarie.
Un programma ideologico, politico, culturale e sociale sfacciatamente classista e razzista avviato dalla sindaca berlusconiana Letizia Moratti e poi attuato dal suo city manager Sala diventato a sua volta sindaco nelle file del Pd.
Dalle indagini infatti è emerso che la Commissione paesaggio era totalmente lottizzata in combutta fra maggioranza e opposizione al punto che un suo componente, il progettista Marco Cerri, ha candidamente ammesso di essere stato indicato da un consigliere di Forza Italia. Una cupola di speculatori edilizi, una centrale di favoreggiamenti incrociati fra la destra e la “sinistra” del regime neofascista, dove i conflitti d’interesse erano la norma a cominciare da Giuseppe Marinoni, architetto, progettista privato e allo stesso tempo presidente della Commissione.
Un mercimonio politico affaristico sostenuto anche da buona parte degli intellettuali della “sinistra” borghese che non solo lo incensano ma sempre più spesso e volentieri partecipano anche loro al banchetto. Sono loro, boss politici, tecnici e professionisti che in seno al Pd e con l’avallo di Sala hanno osannato e dato carta bianca a personaggi come Catella (il quale nel marzo scorso nel corso di un dibattito sul costo della vita e degli alloggi a Milano è arrivato a proporre ai milanesi che non possono permettersi un alloggio Milano di “andare a vivere a Genova” e fare i pendolari per lavorare); o all’architetto dei grattacieli e del Bosco Verticale Boeri che nel giugno del 2022 ha provocatoriamente creato la panchina di design “per chi non ha casa” in occasione della 60a edizione del Salone del Mobile di Milano.
Dunque non c’è da stupirsi se la difesa del “sistema Milano” improntata al garantismo per tutti gli indagati che ne fanno parte arrivi tanto dalla “sinistra” quanto dalla destra del regime neofascista con al massimo l’invito della Mussolini in gonnella Meloni al sindaco Sala di lasciare la poltrona per metterci magari un altro “mariolo” di destra che continui a fare le stesse schifezze.
La palazzopoli milanese, insomma, oltre a coinvolgere tutte le cosche parlamentari che si sono succedute alla guida di Palazzo Marino negli ultimi decenni, senza soluzione di continuità e distinzione fra “centro-destra” e “centro-sinistra” conferma che fino a quando il potere politico sarà nelle mani della classe dominante borghese che governa questo marcio sistema capitalista, la corruzione, il malaffare, il criminale intreccio politico-mafioso, la commistione di interessi, il conflitto di interessi e il mercimonio fra pubblico e privato continuerà a farla da padrone.
Invece di chiedere quantomeno scusa ai propri elettori, il Pd non solo continua a difendere a spada tratta il “modello Milano” ma addirittura lo rilancia annunciando che “Milano non si ferma” e che le operazioni immobiliari e urbanistiche già avviate e finite sotto inchiesta andranno avanti: dalla vendita dello stadio Meazza a San Siro, allo sviluppo per parti incoerenti degli ex scali ferroviari, dalla Biblioteca Europea, alla Goccia della Bovisa, fino al nuovo centro commerciale in Piazzale Loreto e l’edificazione di grandi volumi sui binari della stazione Cadorna. Perché: “il modello di sviluppo che rappresentano è immodificabile ed è giusto estenderlo all’intero territorio italiano”.
Mentre Sala non può cavarsela affermando che “ho le mani pulite” perché “non ho agito per interesse personale”.
È vero che le responsabilità penali che gli vengono addebitate sono poca cosa rispetto alla concussione, di fatto abolita dalla legge Severino, e all’abuso d’ufficio cancellato per decreto da Nordio e che quasi sicuramente fra qualche anno ci penserà la prescrizione a ripulire la sua fedina penale.
Ma è altrettanto vero che le sue responsabilità politiche per aver completamente asservito la sua giunta a una cricca di amministratori-funzionari-progettisti-costruttori senza scrupoli sono grandi e mostruosi come quella selva di grattacieli che hanno violentato Milano. Ecco perché deve dimettersi subito.


