Milano, 3 gennaio 2026. Manifestazione di solidarietà in piazza della Sala per Hannoun e gli altri arrestati a cui ha partecipato il PMLI (foto Il Bolscevico)
Milano, 3 gennaio 2026. Manifestazione di solidarietà in piazza della Sala per Hannoun e gli altri arrestati a cui ha partecipato il PMLI (foto Il Bolscevico)

Dopo il presidio del 2 gennaio sotto la Casa Circondariale di Monza, dov’è detenuto Yaser Elasaly, responsabile con Hussny Mousa della filiale milanese dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP) – arrestati come Mohammad Hannoun, fondatore dell’ABSPP e presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia (API), con l’accusa di essere “membri del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas” sulla base di dossier confezionati dai servizi segreti italiani, dal governo neofascista Meloni e da quelli israeliani del führer nazisionista e criminale di guerra genocida Netanyahu – la solidarietà contro la repressione governativa antipalestinese è tornata a Milano il 3 gennaio in Piazza della Scala.

“La solidarietà non si arresta! Liberi tutti subito!”, “Antisionismo=antifascismo, antisemitismo=nazifascismo – Ora e sempre con la Resistenza!” è quello che si legge sui principali striscioni dietro cui si sono disposti i manifestanti, alcuni dei quali hanno innalzato cartelli con i ritratti e i nomi degli arrestati e prigionieri politici del regime neofascista meloniano, tutti esponenti dell’API e dell’ABSPP: Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly; su di loro la scritta “Libertà”.

Il presidio organizzato dall’API e dall’Associazione Donne Palestinesi in Italia, ha visto protagoniste le comunità palestinese e delle altre nazionalità arabe con una selva di bandiere palestinesi. Tanti i giovani, italiani, migranti e figli di migranti di nazionalità arabe, molti dei quali indossavano la kefiah. C’erano le organizzazioni studentesche Cambiare Rotta (CR) e OSA, le associazioni pro-migranti, il Centro Sociale Autogestito “Vittoria” (CSAV), il sindacato USB mentre per i partiti politici c’erano il PMLI, PaP e RdC.

Ad aprire gli interventi è stato Elio Luppoli, esponente del CSAV, che ha denunciato la repressione politica orchestrata dal governo Meloni in sintonia con la propaganda sionista attraverso un’inchiesta giudiziaria che è costruzione strumentale finalizzata a colpire la solidarietà con il popolo palestinese. Luppoli ha parlato di una montatura fondata sulla subordinazione delle istituzioni italiane agli interessi di Israele, con l’obiettivo di interrompere canali di sostegno umanitario e consentire il proseguimento di una politica di violenza sistematica contro i palestinesi, mascherata da processi di pace ipocriti. In questo quadro, ha collocato anche le recenti misure adottate dal governo israeliano, con l’appoggio dei Paesi imperialisti occidentali, come le liste di proscrizione e il divieto di accesso a Gaza e in Cisgiordania per numerose organizzazioni umanitarie, inserendole come parte di un progetto più ampio di azzeramento della solidarietà internazionale.

Nel suo intervento Ahmed, giovane attivista dell’API e volontario dell’ABSPP, ha raccontato: “Stamattina la questura di Lodi mi ha convocato perché sono stato anch’io indagato per essere un terrorista o di finanziare il terrorismo tramite l’associazione”. Egli ha descritto una situazione “difficilissima”: “Ci sono testimonianze e video che dimostrano che l’associazione raccoglieva soldi solo per far entrare aiuti umanitari nella striscia di Gaza, non come dicono i telegiornali che finanziava il terrorismo”. Ha infine ribadito: “Crediamo che prima o poi la verità uscirà e che chi ha dato tutta la propria vita per la gente che ha bisogno verrà liberata”.

“II PMLI con Hannoun e Hamas contro l’attacco del governo di Mussolini in gonnella. II PMLI condanna con fermezza l’arresto di Hannoun e degli altri palestinesi in Italia. Nuovo intollerabile attacco del governo Meloni, Mussolini in gonnella, alla resistenza del popolo palestinese. Solidarietà militante al presidente dell’API, alla resistenza palestinese e a Hamas. Buttiamo giù il governo di Mussolini in gonnella, complice del genocidio del popolo palestinese. Libertà per gli arrestati! Palestina libera dal fiume al mare!” si leggeva nella riproduzione del manifesto del PMLI – che riportava il contenuto del Comunicato nazionale del Partito – portato nei “corpetti” dai compagni della Cellula “Mao” di Milano, assieme alla bandiera del PMLI.

Un momento della diffusione del volantino realizzato dal Comitato lombardo del PMLI per la Palestina e di solidariteà con Hannoun e gli altri arrestati che riproduciamo a parte (foto Il Bolscevico)
Un momento della diffusione del volantino realizzato dal Comitato lombardo del PMLI per la Palestina e di solidariteà con Hannoun e gli altri arrestati che riproduciamo a parte (foto Il Bolscevico)

I nostri compagni hanno inoltre diffuso centinaia di copie di un volantino realizzato dal Comitato lombardo del PMLI che – sotto il fotomontaggio che ritrae, davanti alle macerie di Gaza e sotto la scritta “Ecco il volto del terrorismo genocida e di chi lo arma e lo finanzia”, Trump, Netanyahu e la loro complice Meloni con il primo che esibisce il saluto nazista e gli altri due nelle vesti hitleriana e mussoliniana – riportava i titoli del Comunicato del PMLI e degli articoli sulla Palestina pubblicati sul numero 47 de “Il Bolscevico”: “Col piano di Trump continua il genocidio a Gaza…”, “Atreju: La passerella per lavarsi le mani dal genocidio”, “La risposta dei GPI e UDAP alla Meloni per l’invito di Abu Mazen ad Atreju” e “Torna libero l’imam Shahin”, ciascuno affiancati dal Qr-Code (che li collega, tramite smartphone, ai relativi testi sul Sito internet del PMLI); dei manifestanti li hanno subito visualizzati leggendoli con attenzione.

Alcuni manifestanti hanno tenuto in evidenza il volantino del PMLI, altri hanno conversato coi nostri compagni condividendo non solo la solidarietà ad Hannoun e agli altri arrestati, ma anche al movimento resistenziale di Hamas che è stato etichettato come “terrorista” dal solo imperialismo occidentale ma mai definito in tale modo né dall’ONU né da nessun tribunale internazionale, e nonostante Hamas non abbia mai condotto attentati armati o azioni terroristiche al di fuori del territorio della Palestina storica dove dal 2006 ha abbandonato la tattica degli attentati suicidi contro obiettivi civili israeliani. I nostri compagni hanno anche affermato che la stessa narrazione sionista dell’Operazione Diluvio al-Aqsa del 7 ottobre 2023 (ripetuta a pappagallo dalla propaganda imperialista occidentale), che la qualifica come “attacco terroristico”, è infondata. Si trattò di una legittima azione armata della resistenza palestinese per catturare ostaggi da scambiare coi prigionieri palestinesi, rastrellati a migliaia dalle forze di occupazione sioniste, e non per uccidere in massa civili israeliani, ciò che invece ha fatto la Wehrmacht sionista con elicotteri e tank tra il 7 e l’8 ottobre 2023 applicando la famigerata Direttiva Annibale per ordine dal nuovo Hitler Netanyahu e del suo ministro Gallant (confermato anche da testimoni israeliani e parte della stampa israeliana come Haaretz). Sono seguiti oltre due anni di genocidio nazisionista che ha infine provocato la morte anche di numerosi ostaggi israeliani.

“Se la ducessa Meloni vuol combattere veramente il terrorismo deve rompere ogni relazione politica, diplomatica e militare con Israele terrorista e genocida” hanno concluso i nostri compagni ricevendo approvazione dai loro interlocutori.

Il presidio si è poi trasformato in un corteo, aperto dallo striscione “Dalla Palestina al Venezuela. Fermare il colonialismo USA ora” che raffigura il dittatore fascioimperialista Donald Trump con il pugno alzato davanti a Caracas che brucia, che ha raggiunto il presidio in corso di fronte al consolato degli Stati Uniti in Largo Donegani. Sotto lo slogan “Basta guerre”, la mobilitazione davanti alla sede diplomatica USA – promossa da CGIL Milano, ANPI e ARCI – ha condannato come “vergognoso e illegale” l’attacco americano, puntando il dito contro gli interessi imperialistici statunitensi legati alle risorse petrolifere. Tra bandiere venezuelane e cubane, sono comparsi striscioni come “Yankee go home!”, “Giù le mani dal Venezuela!”, “Maduro libero!” e “No all’impunità dei criminali di guerra!”.

Milano, 3 gennaio 2026. Un momento del corteo formatosi dopo il presidio e che si è diretto sotto il consolato USA
Milano, 3 gennaio 2026. Un momento del corteo formatosi dopo il presidio e che si è diretto sotto il consolato USA