In un articolo pubblicato su “Il Centro” e ripreso da Adnkronos una delle società progettiste del Ponte sullo Stretto di Messina risponde alle critiche bollandole come “Fake news”. L’articolo cita il CEO di Proger S.p.A. (società di project management e di engineering), Marco Lombardi, quale autore delle dichiarazioni in supporto del Ponte sullo Stretto. Viene nuovamente posta in essere la questione dell’italianità del ponte, essendo effettivamente la Proger italiana; nell’articolo vengono anche citate COWI e Rocksoil.
A meno di non sostenere, come sarebbe piaciuto a un Salvini “vecchia maniera”, che il padano sia imparentato con le popolazioni nordiche, di italiano COWI ha poco, essendo danese. Rocksoil invece è una società di geoingegneria con sede a Milano, facente riferimento ad una conoscenza del secondo e terzo governo Berlusconi, il Prof. Ing. Pietro Lunardi. Ma l’italianità, alla fine, ha importanza? Evidentemente sì per l’attuale governo, che pone la questione della “sacra patria” come monito e bandiera, quasi come se qualsiasi tipo di critica rivolta all’operato di Meloni e ministri fosse esclusivamente antipatriottico e disfattista. Porre dei dubbi sul progetto è invece legittimo e ogni ingegnere civile che si rispetti dovrebbe fermarsi dinanzi al problema della fattibilità del Ponte, in un’ottica estremamente cautelativa.
Successivamente vengono citate le prove effettuate in galleria del vento, rassicurando che sono state effettuate per venti pari a 290 km/h; inutile aggiungere che anche sul fronte ambientale e sismico vengono fornite altre rassicurazioni e bollati come visionari coloro che hanno sollevato dubbi. In sostanza non si fa altro che sostenere la bontà di un progetto, che però è definitivo, non è esecutivo. Possibile che non vengano poste le questioni su quali potrebbero essere le variazioni del progetto da definitivo ed esecutivo e quale potrebbe essere l’aumento dei costi durante l’iter realizzativo e nel post realizzazione? Non è tanto sulla fattibilità del ponte, sul quale gli accademici e i professionisti potrebbero discutere per ore, o sulla sua italianità che si dovrebbe discutere, bensì sui costi che dovrà sostenere la popolazione italiana. È quantomeno sconcertante vedere che il governo prima e i sostenitori di un determinato progetto poi (che sia ponte, legge o iniziativa) si aggrappino all’italianità come prima ragione. Ci fosse un Achille Starace in parlamento saremmo costretti a correre su tapis-roulant, cyclette o nei parchi per essere dei bravi cittadini italiani?
Davide – Milano

