Una forma di globalizzazione e di capitalismo globale è indubbiamente racchiusa nel chip dello strumento più comunemente in uso al giorno d’oggi: il “telefonino”, fattosi “smart” e “protettore” dei dati dell’utente.
I principali (altri sistemi esistenti hanno percentuali trascurabili) ambienti operativi dei telefoni cellulari sono proprietari: da una parte Apple con le sue versioni di iOS, dall’altra Google con Android offrono lo standard su cui si basa tutta la tecnologia mobile. Se, da un lato, Android può essere utilizzato da diversi produttori, ciò non può dirsi per i servizi principali, che restano in capo a Google: il backup del telefono, i contatti, il calendario, il backup di servizi di messaggistica (Whatsapp ad esempio) fanno tutti riferimento alla piattaforma Google, indipendentemente dal brand del telefono. Apple, dal canto suo, ha già una politica di questo tipo e la adotta da anni. Sempre con maggiore diffusione, poi, i telefoni stanno fungendo da carta di credito virtuale, da banca virtuale, da archivio digitale di dati sanitari: un’enorme mole di dati estremamente dettagliati, che possono anche andare a stabilire (o prevedere) il comportamento di una persona.
Certamente, le aziende citate investono cifre considerevoli nella protezione di tali dati e, quantomeno in teoria, dovrebbero sottostare alle leggi in materia di tutela dei diritti alla privacy. Ma con le recenti introduzioni da parte della Comunità Europea (o dell’Italia) di metodologie di controllo per l’accesso a home banking , identità digitale, siti potenzialmente vietati a fasce d’età (qui il discorso sarebbe estremamente lungo, essendoci dei precedenti su musica, film in videocassetta/dvd, videogiochi) si potrebbe rischiare di arrivare a verificare anche accessi a organizzazioni “bollate” di eresia. Il legislatore potrebbe giustificare il fatto affermando che in questo modo verrebbero tracciati potenziali terroristi, per esempio, ma cosa dire quando ad essere tacciati di terrorismo o antisemitismo o brigatismo o sovversivismo, sono semplici cittadini che non vogliono schierarsi con ciò che viene riportato loro?
Strumenti che l’utente può adottare per “mascherare” in modo totalmente lecito la propria attività esistono, a pagamento e non, ma generalmente vengono ignorate dai grandi produttori (per esempio, ora le versioni di Android chiedono all’utente su quale motore di ricerca intenda effettuare le ricerche).
A latere di un argomento che è enorme e difficile da trattare in alcune righe (sarebbe necessario un trattato saggistico), entro nel personale e ho voluto provare a cercare un’eventuale alternativa ad un telefono dei due principali sistemi operativi. Esistono, è possibile acquistarli, oppure ci sono altre procedure per “togliere google da google” come si legge da qualche parte. Non è però semplice e non è al momento garantito il funzionamento sulle reti internazionali. Inoltre, ci si dovrebbe bloccare una volta giunti agli strumenti di autenticazione a doppio fattore (per farla breve e non complicare la questione) delle banche, delle identità digitali o delle autorità, tornando a dover usare degli strumenti tracciati. In questo – e mi si perdoni l’ardire – i grandi capitalisti e le potenze imperialiste hanno un gioco facilissimo: possedendo il controllo del principale mezzo di comunicazione (ma non solo visti gli utilizzi bancari) con cui soggiogare le masse, rendere ogni persona uguale ad un’altra, docile come una pecora istupidita da qualche calmante.
Davide – Milano

